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Cosa significa essere una "Nuova Creatura" in Cristo? Studio su Colossesi 1:13

 

La lettera di Paolo ai Colossesi è una lettera straordinaria che io amo particolarmente, quello che sto imparando da questa lettera è qualcosa che ha messo basi profonde nel mio cuore e mi ha rivelato molte cose della volontà del Padre per la mia vita.

Ci sono moltissime cose da dire di questa lettera ma in questo studio voglio concentrarmi sul v.13 del cap.1:

Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio,

In queste poche parole è concentrato il cambiamento drastico che è avvenuto nella nostra vita dal momento che siamo nati di nuovo in Cristo.

Non è un cambio di religione, non è un cambio di modo di fare o di pensare rimanendo sempre nella stessa vita. 2Corinzi 5:17 ci dice: Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove.

Tutto ciò che fa parte del ‘prima’ o del ‘vecchio’ è passato.

In senso letterale ‘passato’, in gr. parerchomai indica il movimento di qualcosa che passa accanto o oltre. Tuttavia, nel contesto biblico, assume il significato di cessare di esistere o venire meno.

Non è un semplice "cambiamento di stato", ma un termine che indica la fine di un'era. Le "cose vecchie" (la vecchia natura, il dominio del peccato, l'osservanza puramente legale) non sono solo messe da parte, sono terminate.

È il decadimento di una vecchia economia spirituale. Ciò che prima definiva l'identità dell'uomo (le passioni, il giudizio secondo la carne) ha perso ogni potere contrattuale sulla sua vita.

È il passaggio da un epoca a un altra. Come il mondo vecchio "passa" nel giorno del giudizio per far spazio ai nuovi cieli e nuova terra, così accade nel microcosmo del credente.

È lo stesso verbo usato da Gesù in Matteo 24:35: "Il cielo e la terra passeranno (παρελεύσονται), ma le mie parole non passeranno". Questo suggerisce che per Paolo la conversione non è solo un miglioramento morale, ma un evento di portata cosmica: la fine del tuo "mondo vecchio".

Rimanendo quindi nell’ottica di questo evento così importante, rileggiamo Colossesi 1:13:

Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio,

Questa è l’opera straordinaria di Cristo, solo Lui poteva compierla, noi non avremmo mai potuto farlo con le nostre capacità. Eravamo completamente impossibilitati a spostarci dal regno delle tenebre; eravamo prigionieri di quel luogo senza possibilità di scampo.

Ma Cristo ha preso il nostro posto, Lui perfetto senza peccato giusto e santo, si è caricato di tutto il nostro peccato, ha pagato il prezzo del riscatto con la sua vita, versando tutto il suo sangue, soffrendo pene inaudite e subendo anche l’abbandono temporaneo del Padre per scendere nel profondo dello Sceol e vincere poi con la resurrezione perché non poteva essere trattenuto dalla morte.

Salmo 16:10 perché tu non lascerai l'anima mia nello Sceol e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione.

Atti 2:24 Ma Dio lo ha risuscitato, avendolo sciolto dalle angosce della morte, poiché non era possibile che fosse da essa trattenuto

Questo "abbandono" (il grido sulla croce: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Matteo 27:46) è il momento in cui Cristo si identifica pienamente con la nostra condizione di separazione. Egli ha provato l'inferno (la separazione da Dio) affinché noi non dovessimo provarlo mai. La Sua resurrezione è la prova che quel debito è stato estinto.

Il termine "Riscossi" (ἐρρύσατο - errysato)

"egli ci ha riscossi". In greco questo verbo indica un salvataggio con forza. Questo termine suggerisce l'idea di un soldato che entra in territorio nemico per strappare via un prigioniero. Non è una transazione educata, è una liberazione potente. Dio non ha chiesto il permesso alle tenebre; ha "strappato" via i Suoi.

Efesini 4:8. Per questo è detto: «Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini»

Cristo non è tornato dal regno dei morti da solo, è tornato con un "corteo" di prigionieri liberati.

È la dimostrazione pratica che la "potestà delle tenebre" non solo è stata vinta, ma è stata letteralmente svuotata del suo potere di trattenere i figli di Dio.

Il termine "Trasportati" (μετέστησεν – metestēsen) è un termine tecnico di estrema importanza storica.

Nel mondo antico, quando un re vinceva una guerra, prendeva l'intera popolazione di un territorio e la deportava in un nuovo regno per dar loro una nuova vita e un nuovo sovrano.

Paolo sta dicendo che abbiamo cambiato "giurisdizione". Non siamo più sotto la legge del peccato e della morte, ma sotto la legge dello Spirito della vita.

Questa opera straordinaria di Cristo ha fatto sì che, se noi crediamo in Lui con tutto il nostro cuore, veniamo tolti definitivamente dal regno delle tenebre e trasportati nel regno del Suo amato Figlio, che è il regno della luce. In tutto questo noi non abbiamo alcuna parte, ha fatto tutto Lui e lo ha fatto in modo totale e perfetto. Quello che spetta a noi è solo CREDERE e RICEVERE.

Dal momento che abbiamo creduto e di conseguenza ricevuto, è avvenuto ciò che chiamiamo ‘nuova nascita’. In pratica, siamo morti alla vecchia vita e siamo nati in una nuova vita, un nuovo mondo.

So che questa affermazione può suonare un po’ strana e da esaltati, ma di fatto è così: il regno del Suo amato Figlio è un mondo completamente diverso dal regno delle tenebre, è qualcosa che non ha nulla a che fare l’uno con l’altro.

Perciò è corretto affermare che con la nuova nascita siamo entrati in un altro mondo e iniziamo una nuova vita.

Ovviamente, questa nuova vita è tutta da imparare e da scoprire, ma per questo abbiamo la Parola e lo Spirito Santo che ci è stato dato.

Troppo spesso la nuova nascita ha coinciso però, solo con un cambio di religione (ero ateo e sono diventato evangelico; ero cattolico e sono diventato pentecostale; ecc) o con un vago cambio di abitudini (prima non andavo in chiesa ora ci vado tutte le domeniche; prima bestemmiavo ora non lo faccio più; prima dicevo le parolacce ora non le dico più; ecc) tutte cose buone e da fare ma non sono solo queste. Il punto che voglio evidenziare è questo: non è un cambio di modi di fare o di dire è un cambio di mondo, un cambio drastico di identità, un cambio di cittadinanza.

Filippesi 3:20: "La nostra cittadinanza infatti è nei cieli".

Un cittadino italiano che si trasferisce in Australia deve imparare una nuova lingua e nuove leggi. Così, il credente deve "imparare" il Regno della Luce. Le "cose vecchie" sono passate nel senso che non hanno più potere legale su di te, anche se la tua mente deve ancora essere rinnovata (Romani 12:2).

Tenendo presente ciò che è stato detto sopra proviamo a soffermarci a riflettere: Dal momento che sono nato di nuovo ho la consapevolezza di questo cambio di mondo nella mia vita? E non intendo nel senso di quanto la nostra mente sia stata già rinnovata, quello è un processo che durerà tutta la vita, ma intendo proprio quella consapevolezza profonda che ti fa sentire un’altra persona, non più la vecchia ma la nuova creata in Cristo Gesù (Efesini 2:10), che ti fa guardare il mondo che ti circonda con altri occhi, e ti fa affrontare le circostanze in un altro modo, perché adesso sai chi sei e da dove sei venuto e perché sei qui in questo mondo e in questo tempo.

Se hai davvero questa consapevolezza il tuo scopo di vita è cambiato, non è più quello vecchio fatto di aspirazioni e desideri carnali; ma la tua massima aspirazione sarà quella di compiere quelle opere che Dio ha precedentemente preparato perché le compiamo (Efesi 2:10).

Nel regno delle tenebre cercavamo di ottenere per essere qualcuno; nel regno della Luce agiamo perché siamo già qualcuno in Cristo.

Nel regno delle tenebre, l'uomo corre per costruire il proprio regno. Nel regno del Figlio, l'uomo cammina in ciò che Dio ha già preparato. È un passaggio dallo "sforzo" al "riposo attivo".

Ora il tuo scopo di vivere è fare le cose che piacciono al Padre (Giovanni 8:29) perché sai di essere il sale della terra e la luce di Cristo nel mondo, e non vuoi né diventare insipido e nemmeno spento e invisibile. Sai che stai rappresentando Cristo su questa terra (Galati 2:20) e non puoi più vivere secondo le modalità del mondo, secondo la legge della carne perché ora tu sei un essere spirituale, sei un pezzo di cielo che temporaneamente vive in terra.

Ti sembra troppo? Guarda cosa dice 2 Pietro 1:3-4:  Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù, 4 attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza

Ci sono state date TUTTE le cose che appartengono alla VITA e alla PIETA’ ...e siamo diventati partecipi della NATURA DIVINA. Quindi, non è esagerato dire che siamo un pezzo di cielo che vive in terra. Questo, ovviamente non è il nostro corpo carnale ma il nostro spirito che è stato ricreato in Cristo Gesù al momento della nuova nascita.

La "nuova creatura" non deve sforzarsi di diventare divina, ma deve imparare a manifestare ciò che è già diventata nello spirito. Come un principe che, pur essendo nato tale, deve imparare il protocollo reale.

E ancora 2Corinzi 5:20 Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo...

Un ambasciatore vive in un paese straniero, ma non appartiene a quel paese. Cammina sul suolo di una nazione, ma risponde alle leggi e rappresenta gli interessi della sua patria d'origine. Tu sei l'ambasciata del Cielo sulla Terra.

Perché, se sono un "pezzo di cielo", sento ancora la pressione della terra?

Qualcuno potrebbe obiettare: "Se sono davvero una nuova creatura e vivo in un altro mondo, perché provo ancora ansia, rabbia o tentazioni? Perché il mio corpo soffre e la mia mente a volte vaga nel buio?"

La risposta sta nella struttura di come siamo fatti e nel ruolo della fede.

1. Lo Spirito è perfetto, ma la Mente va educata

Quando siamo nati di nuovo, il nostro spirito è stato ricreato istantaneamente: è lì che risiede la "natura divina". Ma la nostra mente (anima) e il nostro corpo vivono ancora in questo mondo di tenebre.

Immagina lo spirito come una centrale elettrica potentissima (il Cielo): se i cavi (la mente) sono vecchi o ossidati, la luce nella stanza (la vita quotidiana) sarà fioca o intermittente. Il problema non è la centrale, ma il collegamento.

2. La Fede: il ponte tra i due mondi

La fede non è "sperare che qualcosa sia vero", ma è la consapevolezza che la realtà spirituale è più reale di quella fisica.

Ebrei 11:1 ci dice che la fede è "dimostrazione di cose che non si vedono".

La fede funge da ponte: permette alle risorse del Regno della Luce (pace, gioia, dominio di sé, potenza) di fluire dallo spirito alla mente e, infine, manifestarsi nel corpo. Senza il ponte della fede, rimaniamo come miliardari che muoiono di fame perché non sanno come prelevare dal loro conto corrente.

3. Abitare la tensione

Dobbiamo accettare di vivere in una tensione: siamo legalmente cittadini del cielo, ma fisicamente residenti sulla terra.

Siamo come un avamposto in territorio straniero. La pressione che sentiamo (il "mondo" esterno) è il tentativo del vecchio regno di riconquistare la nostra attenzione.

Ma ecco la chiave: la pressione esterna non può annullare la nostra nuova natura. Il ferro, se è immerso nel fuoco, diventa fuoco esso stesso. Se noi rimaniamo immersi nella Parola e attraverso di essa costruiamo la consapevolezza di chi siamo in Cristo, la pressione del mondo non ci schiaccerà, ma ci spingerà a dipendere ancora di più dalla "potenza divina" che è già in noi.

4. Conclusione pratica

Non lottiamo per ottenere la vittoria, ma lottiamo partendo dalla vittoria. Il nostro compito non è "diventare celestiali", ma lasciare che il cielo che è già in noi (nel nostro spirito) prenda il sopravvento su ciò che è rimasto della vecchia terra (le nostre vecchie abitudini mentali).

Per concludere, se siamo "trasportati" nel Suo Regno e siamo "partecipi della natura divina", non siamo più poveri che chiedono l'elemosina fuori dalla porta di Dio, ma figli che siedono alla Sua tavola.

Dalla Preghiera di Mancanza alla Preghiera di Possesso

Dobbiamo chiederci onestamente: la nostra liturgia e le nostre preghiere riflettono davvero la realtà di Colossesi 1:13? Spesso cantiamo e preghiamo come se fossimo ancora "fuori", implorando Dio di mandarci qualcosa che Egli ci ha già donato.

Il paradosso della "pioggia": Preghiamo spesso: "Signore, manda la tua pioggia, Spirito scendi su di noi". Ma se siamo in Cristo, lo Spirito Santo abita in noi. Non deve "scendere" da fuori; deve "sgorgare" da dentro (Giovanni 7:38).

Benedizioni già firmate: Efesini 1:3 dice che Dio "ci ha benedetti (tempo passato!) con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo". Chiedere a Dio di benedirci è come chiedere a qualcuno di scriverci un assegno che abbiamo già in tasca. Il problema non è la mancanza dell'assegno, ma la nostra incapacità di andare all'incasso.

Cambiare il linguaggio della fede

Se crediamo davvero che il vecchio è passato e che siamo una nuova creatura, il nostro linguaggio deve cambiare:

Non più: "Signore, dammi forza".

Ma: "Signore, ti ringrazio perché la Tua forza è disponibile nel mio spirito, la attingo ora per questa situazione".

Non più: "Signore, scendi in questo luogo".

Ma: "Signore, ti ringrazio perché sono il Tuo tempio e la Tua presenza è qui con me".

Non più: "Signore, liberami da questo peccato".

Ma: "Signore, ti ringrazio perché in Cristo sono già morto al peccato e la potestà delle tenebre non ha più alcun diritto legale su di me".

Il rischio di rimanere "mendicanti"

Il rischio di continuare a chiedere ciò che già abbiamo è che rimaniamo focalizzati sulla nostra mancanza invece che sulla Sua pienezza. Questo ci mantiene in uno stato di immaturità spirituale.

Essere "partecipi della natura divina" significa che il "kit di sopravvivenza" spirituale è già stato installato nel nostro spirito al momento della nuova nascita. La vita cristiana non è una ricerca di ciò che ci manca, ma una scoperta progressiva di ciò che ci è stato già dato.

Un ultimo esempio che voglio lasciare al tuo cuore lo possiamo trovare in Atti 3:6 dove Pietro e Giovanni si trovavano alla porta Bella del tempio. Di fronte al mendicante paralitico Pietro non disse: "Signore, per favore, scendi e guarisci quest'uomo". Egli sapeva cosa aveva in "deposito" e disse: "Quello che HO, te lo do".

Pietro era consapevole della sua "nuova identità" e del potere del Regno che portava dentro. È questa la consapevolezza che trasforma un cambio di religione in una rivoluzione di vita.

Non a caso Gesù disse: Giovanni 14:12 In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

Il suo Spirito ora vive in noi e nel suo Spirito c’è tutta la Sua pienezza, devo solo crederci.

Galati 2:20

Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

Efesi 1:15-23

Perciò anch'io, avendo udito della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore verso tutti i santi, 16 non cesso mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui, 18 e illumini gli occhi della vostra mente, affinché sappiate qual è la speranza della sua vocazione e quali sono le ricchezze della gloria della sua eredità tra i santi, 19 e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo secondo l'efficacia della forza della sua potenza, 20 che egli ha messo in atto in Cristo, risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nei luoghi celesti, 21 al di sopra di ogni principato, potestà, potenza, signoria e di ogni nome che si nomina non solo in questa età, ma anche in quella futura, 22 ponendo ogni cosa sotto i suoi piedi, e lo ha dato per capo sopra ogni cosa alla chiesa, 23 che è il suo corpo, il compimento di colui che compie ogni cosa in tutti.

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