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Chi deve fare discepoli? Il Grande Mandato spiegato a ogni cristiano

 

Matteo 28:19-20 

Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell'età presente. Amen».

Queste sono alcune delle parole di Gesù ai suoi dopo la resurrezione. È molto interessante analizzare con attenzione tutto ciò che Gesù disse ai discepoli, che ci viene riportato nei vangeli e negli Atti degli apostoli, dopo la resurrezione e subito prima della sua ascensione. È un concentrato di direttive che coloro che sarebbero venuti dopo avrebbero dovuto seguire meticolosamente per riuscire a portare avanti la Buona Notizia con fedeltà e semplicità, senza aggiungere né togliere nulla. Ma ponendo tutto l’impegno a far avanzare il Regno di Dio così come Gesù ha fatto.

Il compito della chiesa e di tutti i credenti ancora oggi è ciò che viene detto in questo versetto citato. Perché questo è ciò che viene comunemente chiamato il Grande Mandato.

In Atti 1:2 è scritto: ...fino al giorno in cui fu portato in cielo, dopo aver dato dei comandamenti per mezzo dello Spirito Santo agli apostoli che egli aveva scelto.

Perché è importante questo versetto? Perché questa è la volontà ultima di Gesù prima di essere assunto in cielo, poco prima di chiudere la sua missione sulla terra. Con questa volontà espressa in modo riassuntivo in quel momento cruciale ci fa comprendere che la sua missione non terminava con la sua assunzione in cielo, ma che sarebbe continuata tale e quale come quando c’era Lui.

Questo lo possiamo comprendere da come Luca apre il libro degli Atti: Nel mio primo libro, o Teofilo, ho parlato di tutto quello che Gesù iniziò a fare e a insegnare, fino al giorno in cui fu assunto in cielo...Gesù ha cominciato, ora la Chiesa continua allo stesso modo.

Una cosa da notare è il ruolo centrale dello Spirito Santo: in Atti 1:2 vediamo che Gesù stesso dà questi comandamenti 'per mezzo dello Spirito Santo', mostrando che la missione non è uno sforzo umano, ma un'opera divina che richiede la stessa presenza e potenza spirituale che guidava Gesù. In Matteo 28 invece, lo Spirito Santo è nominato nella formula del battesimo, lasciando capire che la presenza dello Spirito Santo è l'ambiente dentro cui Gesù muove la Chiesa e la potenza stessa di Dio data alla Chiesa per operare.

Gesù non lasciò soltanto questo comandamento, come possiamo vedere nei vangeli, ma questo è il cuore del messaggio dei vangeli, il Grande Mandato, esso è il centro di gravità di ogni cristiano. Questo significa che tutto il resto (la preghiera, la lettura della Bibbia, la comunione fraterna) non vive di vita propria, ma viene attratto e orientato verso questa missione. Se togli il centro di gravità, tutto il resto si disperde. 

Per cui i credenti salvati, i nati di nuovo, non diventano tali per occupare una sedia alla domenica in un culto o in una messa, ma sono chiamati all’azione.

Chi è un discepolo:

Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli

Per capire cosa la Bibbia intende dire per ‘discepolo’ dobbiamo andare nel mondo ebraico del primo secolo. A quel tempo un discepolo (mathētēs in greco, talmid in ebraico) non era qualcuno che si sedeva a un banco per prendere appunti e superare un esame. Era qualcuno che si trasferiva a vivere con il proprio Maestro (il Rabbì) per imparare a vivere esattamente come lui.

C'era un famosissimo detto rabbinico dell'epoca che riassumeva splendidamente questo concetto:

"Copriti della polvere dei suoi piedi e bevi con sete le sue parole".

L'idea era che il discepolo doveva camminare così vicino al suo maestro, lungo le strade polverose della Giudea, che la polvere sollevata dai sandali del maestro doveva finire per depositarsi sui vestiti del discepolo.

Cosa vuol dire questo per noi oggi?

Giovanni 13:25 E quel discepolo, chinatosi sul petto di Gesù, gli chiese: «Signore, chi è?

Questo dettaglio è forse l'immagine relazionale più potente e commovente di cosa significhi essere un discepolo.

Biblicamente, chinarsi sul petto di qualcuno è sinonimo di una comunione profonda, dove non ci sono barriere o segreti.

Pensa a questo parallelo: nel prologo dello stesso Vangelo, Giovanni dice che Gesù è nel "seno del Padre" (Giovanni 1:18), cioè in perfetta e intima unione con Dio Padre.

In Giovanni 13:25 è il discepolo a trovarsi nel "seno" di Gesù.

Un discepolo è qualcuno che sta così vicino a Gesù da poterne ascoltare il battito del cuore. Significa imparare a sentire ciò che Gesù sente, ad amare ciò che Lui ama e ad addolorarsi per ciò che addolora Lui.

Questo ci mostra che il discepolato non è solo ubbidienza, servizio o studio: è soprattutto vicinanza assoluta.

Relazionarsi con Gesù è qualcosa che parte dalla nostra volontà, non è una forzatura da parte di Dio anche se Lui cerca costantemente di relazionarsi con noi: ci parla attraverso la maestosità della natura, attraverso la verità della sua Parola e, in modo definitivo, attraverso l'amore della croce di Cristo. Ma la decisione ultima di rispondere, di fare quel passo e avvicinarsi, appartiene interamente alla nostra volontà.

Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli

A chi è rivolto questo comando? Chi deve fare discepoli?

Se guardiamo la maggior parte delle chiese oggi, spesso le troviamo piene di credenti, ma molto scarse di discepoli. A cosa è dovuta questa mancanza?

Mi viene da fare un esempio: oggi nelle nostre città sono scomparse quasi completamente le vecchie botteghe di quartiere – le mercerie, le drogherie, i negozi di sementi – per dare spazio ai grandi ipermercati e ai centri commerciali. Questi ultimi sono belli, moderni, pieni di luci, attrazioni e comodità, ma hanno tolto e ucciso l’anima della città, che era fatta proprio da quelle piccole botteghe sparse in ogni via. Lì non solo trovavi sicuramente quello che ti serviva, ma trovavi un commerciante preparato sulla sua merce, capace di spiegarti ogni cosa con una meticolosità straordinaria. Oltre a questo, il bottegaio era un amico, una persona con cui parlare durante la spesa. In questo modo, la città viveva in relazione.

Spiritualmente sta accadendo la stessa cosa. Abbiamo trasformato la fede in un grande "centro commerciale" dove si va la domenica a consumare un servizio religioso, ma abbiamo perso la dimensione della "bottega": quel luogo intimo di relazione, di cura quotidiana e di calore umano dove un cristiano più maturo prende per mano un altro e gli insegna con meticolosità e amore a camminare con Gesù. Gesù non ha aperto centri commerciali spirituali; Egli ha camminato con dodici persone in una stretta, quotidiana relazione. Ed è proprio a quei discepoli che ha comandato di andare e fare altri discepoli. Questo ci dice che ciascuno di noi, una volta nato di nuovo, deve essere un discepolo che a sua volta opera come operava Gesù. Soltanto in questo modo il Regno di Dio si può espandere davvero nel mondo. Le chiese “centri commerciali” possono raccogliere grandi folle, sì, ma quelle persone non diventeranno mai veri discepoli finché continueranno a vivere come semplici consumatori.

Dobbiamo prendere sul serio ciò che la Parola dice e metterla in pratica così come ci viene insegnato. Il messaggio del Vangelo è molto semplice; l’unica vera difficoltà è metterlo in pratica integralmente, così come ci è stato dato.

Gesù è stato estremamente chiaro a questo riguardo, ponendo delle condizioni radicali:

Luca 14:26 Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.

Luca 14:27 E chiunque non porta la sua croce e mi segue, non può essere mio discepolo.

Luca 14:33 Così dunque, ognuno di voi che non rinunzia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo.

Un credente nato di nuovo entra nella maturità spirituale solo quando vive secondo questi principi. Sarà allora che diventerà un ottimo discepolatore, perché con la sua vita pratica e vissuta sarà un esempio concreto per il nuovo credente.

La vera Chiesa voluta da Cristo è composta proprio da questi discepoli. Dopotutto, in Efesini 3:10 è scritto: «...affinché i principati e le potenze nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della Chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio».

Questo ci porta a una domanda cruciale: come potranno i principati, le potenze nei luoghi celesti e tutto il mondo che ci circonda conoscere questa infinitamente varia sapienza di Dio, se non si formano veri discepoli di Cristo? Senza discepoli ripieni di Spirito e di potenza pronti all'azione, la Chiesa perde la sua capacità di riflettere il progetto divino.

Un invito

Non voglio dilungarmi oltre, ma desidero rivolgere un invito sincero a chi legge: se sei un credente, nato di nuovo, ricorda che la tua relazione intima con la Parola e con Cristo è il centro di gravità della tua vita spirituale. Sei stato rigenerato come una nuova creatura con il compito preciso di riprodurti spiritualmente.

Questa è una legge eterna: tutto ciò che Dio ha creato è destinato a riprodursi (Genesi 1). 

Attenzione, però: ciascuno si riproduce sempre secondo il seme che ha in sé. Se in te c’è il seme della Parola e dei comandi di Cristo, ti riprodurrai generando altri discepoli; ma se in te c’è il seme del "consumatore", riprodurrai solo altri consumatori.

Ti sembra un discorso troppo duro? Forse lo è. Ma è l'unico modo per smettere di occupare semplicemente una sedia la domenica e iniziare, finalmente, a far avanzare il Regno di Dio.

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Chi sono

Ciao a tutti e benvenuti su Pilastri della Fede! Sono Nadia Pianalto: nella vita sono moglie, mamma e nonna, ruoli che amo e che hanno arricchito il mio percorso. Ma c'è un altro aspetto della mia vita che mi sta profondamente a cuore e che desidero condividere con voi: la mia continua crescita nel cammino di fede. Sono cresciuta nella Chiesa Cristiana e per decenni ho vissuto la mia fede con grande impegno. Ero attiva nella comunità, seguivo le pratiche tradizionali e credevo sinceramente di dare il meglio. Tutto questo ha gettato le basi per la mia spiritualità e mi ha sostenuto nel mio percorso. Tuttavia, con il tempo, ho capito che c'era qualcosa in più. Pochi anni fa ho avuto una rivelazione profonda: pur amando la Chiesa, mi mancava una relazione personale e diretta con Dio. Questa non è stata una rottura con il passato, ma piuttosto un'evoluzione. Ho scoperto che una relazione con Dio si costruisce principalmente in due modi: Conoscendolo attraverso la Sua Parola, la...

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