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Identità e Autorità: perché la tua posizione in Cristo cambia ogni battaglia. Uno studio profondo sulla marcia notturna di Giosuè 10.

 

Giosuè 10:9-10

Così Giosuè piombò loro addosso all'improvviso perché aveva marciato tutta la notte da Ghilgal. 10 Così l'Eterno li mise in rotta davanti ad Israele, gl'inflisse una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì per la via che sale a Beth-Horon e li battè fino ad Azekah e a Makkedah.

Quando leggo la Parola sono spesso attirata dai dettagli apparentemente insignificanti; non so perché, ma mi saltano subito all’occhio. Anche in questo caso mi ha incuriosito il fatto che, nella mia Bibbia, il termine "perché" sia scritto in corsivo. Conosco il motivo di questa scelta: i traduttori lo fanno perché spesso è difficile tradurre letteralmente da una lingua antica, ed è quindi necessario aggiungere qualche parola affinché il senso della frase sia più chiaro. È proprio per trasparenza che i traduttori biblici usano il corsivo: per evidenziare che si tratta di un’aggiunta chiarificatrice. Tuttavia, questo dettaglio è stato l’interruttore che mi ha spinta a riflettere più profondamente su ciò che stavo leggendo.

La prima domanda che mi sono posta è stata: come mai viene specificato il fatto che abbiano marciato tutta la notte, ponendolo come causa? (...perché aveva marciato tutta la notte).

Prima di rispondere a questa domanda, vediamo brevemente il contesto della storia. Gli abitanti di Gabaon furono coloro che, con l'inganno, strinsero un'alleanza con Israele, strappando un giuramento di protezione e salvaguardia perenne. I gabaoniti non avrebbero dovuto far parte del popolo d’Israele; anzi, avrebbero dovuto essere distrutti come gli altri popoli poiché occupavano la Terra Promessa. Eppure, proprio grazie a quell’inganno si salvarono. Per questo motivo, i popoli circostanti li consideravano ormai stretti alleati di Israele e, di conseguenza, loro nemici.

Perciò, quando il re di Gerusalemme seppe che Giosuè stava conquistando vari territori, che aveva sconfitto in modo eclatante Ai votandola allo sterminio e che Gabaon si era alleata con loro, iniziò a temere seriamente. Gabaon era una città molto grande, più di Ai, e persino più importante di alcune città regali. Preso da grande paura, il re di Gerusalemme si alleò con altri quattro re e attaccò Gabaon. Immediatamente, i gabaoniti chiesero aiuto a Israele, che dovette rispondere positivamente al loro grido a causa del vincolo di quell'alleanza.

Il fatto che i gabaoniti, cercando Israele, cercassero implicitamente Dio, mi ha fatto riflettere molto sulla nostra posizione di figli di Dio.

Noi, in quanto tali, godiamo di una posizione privilegiata rispetto al mondo: la Scrittura dice che siamo seduti nei luoghi celesti in Cristo. Noi siamo la manifestazione di Cristo sulla terra, poiché siamo membra del Suo corpo. Se ci rendessimo davvero conto di questa realtà, il nostro comportamento cambierebbe radicalmente.

Al tempo di Giosuè, in particolare, Israele stava vivendo una stagione di vittoria; stava traducendo in pratica la propria identità di popolo eletto. L'ubbidienza ai comandi di Giosuè, vissuta senza mormorii o ribellioni, li aveva condotti a una vittoria totale. Questa coerenza li aveva posti in una condizione tale per cui i popoli circostanti riconoscevano che l’Eterno era con loro: erano percepiti come invincibili, e il timore di Dio cadeva su tutti.

Perciò mi chiedo: se noi, credenti di questo secolo, fossimo davvero consapevoli di chi siamo in Cristo, quanto più Egli sarebbe conosciuto e temuto nel mondo? Quanto più potremmo rappresentarLo in modo fedele? Essendo membra del Suo corpo, non dovremmo rappresentare altro che Lui; ma se non abbiamo piena consapevolezza della nostra identità, come può questo riflettersi all'esterno?

Ma torniamo al dettaglio della marcia, il versetto recita: Così Giosuè piombò loro addosso all'improvviso perché aveva marciato tutta la notte da Ghilgal. Così l'Eterno li mise in rotta davanti ad Israele, gl'inflisse una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì per la via che sale a Beth-Horon e li battè fino ad Azekah e a Makkedah.

Sembra quasi che l’esito glorioso di questa battaglia sia dipeso proprio dal fatto di aver marciato tutta la notte. Questa immagine mi ha portato a una riflessione profonda: marciare di notte è la figura di quando ci troviamo ad affrontare situazioni difficili, momenti in cui attraversiamo un "tempo di buio".

Geograficamente, la marcia di Giosuè fu tutt'altro che una passeggiata. Si trattava di una salita faticosa, con un dislivello notevole: partendo dai circa 250 metri sotto il livello del mare (Ghilgal, vicino Gerico) fino ai circa 700 metri sopra il livello del mare (Gabaon). Immaginiamoli avanzare nel buio pesto: se la notte era stellata potevano godere di un barlume di luce, ma se era nuvoloso doveva essere un'oscurità totale.

Proprio come accade a noi quando attraversiamo momenti bui, per niente facili, dove non vediamo soluzioni e dove, a volte, persino Dio sembra assente. 

Cosa diede a Giosuè la forza di affrontare una simile marcia?

La Promessa di Dio: In Giosuè 10:8 leggiamo: L'Eterno disse a Giosuè: “Non aver paura di loro, perché li ho dati nelle tue mani; nessuno di loro potrà resisterti”.

Giosuè sapeva che dovevano compiere quella marcia faticosa, e farla proprio di notte, per poter colpire i nemici di sorpresa e vincerli. Se avesse cercato di evitare quella fatica o di agire diversamente, non avrebbero ottenuto la vittoria.

Questo ci insegna due cose fondamentali:

1. Se c’è una promessa da parte di Dio e noi la crediamo e l’applichiamo alla nostra situazione, la vittoria è certa. Dio è fedele: non si tira mai indietro e adempie sempre ciò che dice; nessuna Sua Parola cade nel vuoto.

Dio è stato fedele persino nei confronti dei gabaoniti. Sebbene fossero estranei e inizialmente destinati alla distruzione, in virtù dell'alleanza con Israele, Dio ha mostrato loro la stessa benignità riservata al Suo popolo.

2. Se la promessa di Dio è la garanzia della vittoria, la nostra ubbidienza è il veicolo attraverso cui quella vittoria si manifesta. Dio avrebbe potuto sconfiggere i cinque re in un istante, con un solo soffio, ma ha scelto di farlo attraverso un popolo che ha accettato di stancarsi.

Spesso facciamo l'errore di pensare che "avere fede" significhi stare fermi ad aspettare che il buio passi. Giosuè ci insegna il contrario: la fede è marciare nel buio sapendo che l'Eterno è già a Gabaon. 

Ma cosa significa, in termini pratici, "marciare nel buio"?

Significa scegliere di parlare con la promessa di Dio anziché dare voce alle circostanze; significa camminare antivedendo la vittoria e la luce, invece di analizzare costantemente l’oscurità che ci circonda. È quella capacità spirituale di "sperare contro ogni speranza", come leggiamo in Romani 4:18, rifiutando di farsi paralizzare da ciò che gli occhi naturali vedono per fissare lo sguardo su ciò che Dio ha stabilito.

Giosuè e il suo popolo, nonostante la fatica, ebbero la forza per combattere e vincere perché la loro mente non era occupata dal dislivello della salita, ma dalla parola ricevuta: “Li ho dati nelle tue mani e nessuno di loro potrà resisterti”. 

Questo dettaglio ci rivela un equilibrio perfetto:

La parte dell'uomo: Marciare tutta la notte, sudare, salire il dislivello, combattere (la fatica).

La parte di Dio: Mettere i nemici in rotta, infliggere la sconfitta, far piovere pietre dal cielo (il soprannaturale).

Se Giosuè non avesse marciato, l'Eterno non avrebbe messo in rotta nessuno davanti a lui. La nostra "marcia notturna" non serve a convincere Dio ad aiutarci, ma serve a posizionarci nel luogo del miracolo. Dio onora la nostra disponibilità a pagare il prezzo della stanchezza per amore della Sua Parola.

Inoltre, se le situazioni buie della nostra vita le attraversiamo guardando soltanto l'oscurità che ci circonda, finiremo inevitabilmente nella confusione e rischieremo di perderci. Se invece le attraversiamo con la certezza che, alla fine, vedremo una vittoria senza pari, anche la fatica ci sembrerà poca cosa e ne usciremo più forti che mai.

Giosuè e il suo popolo ci hanno mostrato proprio questo: nonostante la marcia estenuante, non arrivarono sul campo di battaglia esausti e pronti alla resa, ma ricevettero la forza soprannaturale per combattere e vincere. La loro prospettiva non era focalizzata sui chilometri di salita fatti al buio, ma sulla promessa di Dio che li aspettava all'alba.

Questo ci insegna una lezione vitale per la nostra vita spirituale: la qualità della nostra marcia dipende da ciò che fissano i nostri occhi. Se guardiamo il buio, inciampiamo; se guardiamo la promessa, corriamo.

Voglio sottolineare un’ultima cosa molto interessante: dopo questa marcia notturna, il popolo entra finalmente nella battaglia della vittoria. È qui che Dio compie un miracolo straordinario attraverso il comando di Giosuè: il sole si ferma per permettere al popolo di portare a termine l'opera.

In questo modo, Dio ha benedetto grandemente la loro fatica e quella marcia affrontata nel buio; è come se avesse voluto restituire loro, con gli interessi, ogni ora di sonno persa, donando molte più ore di luce oltre il normale ciclo naturale. Questo ci dice che quando investiamo le nostre energie per ubbidire a Dio anche quando è difficile, Lui non solo ci dà la vittoria, ma moltiplica le nostre possibilità, le nostre forze e il nostro tempo per vedere il lavoro completato.

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Chi sono

Ciao a tutti e benvenuti su Pilastri della Fede! Sono Nadia Pianalto: nella vita sono moglie, mamma e nonna, ruoli che amo e che hanno arricchito il mio percorso. Ma c'è un altro aspetto della mia vita che mi sta profondamente a cuore e che desidero condividere con voi: la mia continua crescita nel cammino di fede. Sono cresciuta nella Chiesa Cristiana e per decenni ho vissuto la mia fede con grande impegno. Ero attiva nella comunità, seguivo le pratiche tradizionali e credevo sinceramente di dare il meglio. Tutto questo ha gettato le basi per la mia spiritualità e mi ha sostenuto nel mio percorso. Tuttavia, con il tempo, ho capito che c'era qualcosa in più. Pochi anni fa ho avuto una rivelazione profonda: pur amando la Chiesa, mi mancava una relazione personale e diretta con Dio. Questa non è stata una rottura con il passato, ma piuttosto un'evoluzione. Ho scoperto che una relazione con Dio si costruisce principalmente in due modi: Conoscendolo attraverso la Sua Parola, la...

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