Colossesi 1:15-20
Egli è l'immagine dell'invisibile Dio, il primogenito di ogni creatura, 16 poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. 18 Egli stesso è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli è il principio, il primogenito dai morti, affinché abbia il primato in ogni cosa, 19 perché è piaciuto al Padre di far abitare in lui tutta la pienezza, 20 e, avendo fatta la pace per mezzo del sangue della sua croce, di riconciliare a sé, per mezzo di lui, tutte le cose, tanto quelle che sono sulla terra come quelle che sono nei cieli.
Questo brano è universalmente noto come 'L’inno cristologico'. Gli studiosi ritengono che fosse un canto liturgico che i primi credenti intonavano durante i culti e i battesimi. È sorprendente notare come, nonostante le eresie che minacciavano quelle comunità primitive, essi possedessero una comprensione di Dio estremamente limpida e profonda, forse più vicina alla Verità di quanto non lo sia la nostra oggi. Essi erano centrati esclusivamente sulla Persona di Cristo, mentre oggi spesso ci perdiamo in discussioni astratte o morali.
Questo dimostra la solidità dell'insegnamento ricevuto: una verità pura, rivelata, fondata saldamente sul 'fondamento degli apostoli e dei profeti' (Efesini 2:20). In una manciata di versetti, questo inno ci presenta Cristo in tutta la sua maestà — come Architetto del creato e Capo della Chiesa — offrendoci una delle sintesi più concentrate e potenti dell'eterno proposito di Dio presenti nell'intera Scrittura.
Voglio però concentrarmi sui versetti 15-16, è straordinario come in soli due versetti è spiegata l’esistenza e possono rispondere a domande profonde che forse ciascuno di noi almeno una volta nella vita si è posto; ma vediamo nel dettaglio.
Egli è l'immagine dell'invisibile Dio – Questa affermazione può sembrare un controsenso: se è invisibile come può esistere un’immagine di Lui? (1 Timoteo 6:16 e Giovanni 1:18), ma se da un lato la Bibbia dice che "Dio non si può vedere", dall'altro Colossesi spiega che Cristo è l'unico modo in cui l'Invisibile è diventato visibile.
Questo era il cuore dell'insegnamento degli apostoli: non possiamo vedere Dio direttamente, ma guardando Cristo abbiamo visto tutto ciò che Dio è.
il primogenito di ogni creatura – (dal greco prototokos) non significa che Lui è stato creato prima delle altre creature ma ha un significato di importanza e dignità. Vedi ad esempio Davide, era l’ultimo dei suoi fratelli ma Dio gli disse: Salmo 89:27 Io lo costituirò mio primogenito. Nella cultura biblica il primogenito è l’erede e colui che ha autorità sulla famiglia. Se Paolo avesse voluto dire che Gesù era il primo essere creato, avrebbe usato il termine greco protoktistos (primo-creato). Invece usa prototokos (primogenito), sottolineando una relazione di natura e non di fabbricazione.
La grandezza di questo progetto non riguarda solo la maestà solitaria di Cristo. Essendo Egli il 'Primogenito di ogni creatura' (Col. 1:15), apre la strada a quella che la lettera agli Ebrei chiama 'la chiesa dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli' (Ebr. 12:23). In altre parole, Cristo condivide la sua eredità con noi: siamo stati creati da Lui e per Lui affinché potessimo essere, insieme a Lui, cittadini di quel Regno di luce dove ogni spirito è reso perfetto nella gioia.
Andiamo ora al versetto 16: 'poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui'.
Questo passaggio solleva svariati interrogativi che spesso, nel mondo religioso, restano senza risposta, alimentando purtroppo l'incredulità. È un dato di fatto: quando l'intelletto non comprende, il cuore tende a rifiutare.
Addentriamoci nella Scrittura per comprendere:
tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui -
Il Figlio è colui che esercita la potenza creatrice. Nulla di ciò che esiste (visibile o invisibile, come gli angeli o le potenze spirituali menzionate nel versetto) è venuto all'esistenza senza la sua mediazione. All'epoca di Paolo, a Colosse si infiltravano dottrine che suggerivano che il mondo fosse stato creato da angeli o entità intermedie. Paolo usa questa frase per ribadire che Cristo è l'unico mediatore della creazione.
Oggi invece, spesso si cade nell'errore di dividere l'opera di Dio in compartimenti stagni: Dio il Creatore di ogni cosa e Cristo relegato al solo ruolo di Redentore che interviene 'dopo' il fallimento umano. Ma l'inno di Colossesi distrugge questa visione: Cristo è il Mediatore della Creazione. Non c'è un Dio Creatore separato da un Cristo Salvatore; c'è un unico progetto d'amore dove il Figlio è l'Agente attivo di ogni cosa esistente. Riconoscere Cristo nella Creazione significa riconoscere che il mondo non è un luogo estraneo a Dio, ma il giardino progettato per l'incontro tra l'uomo e il suo Signore.
Ogni atomo dell'universo è passato attraverso le mani di Cristo. Se Cristo non fosse stato presente alla Creazione, non potrebbe essere il “Re del mondo”, ma solo il “Re dei cristiani” e se tutto è stato creato per mezzo di lui, allora la biologia, l'astronomia e la storia appartengono a Lui tanto quanto la salvezza dell'anima.
Non è il mondo che ha causato la venuta di Cristo (a causa del peccato), ma è in vista di Cristo che il mondo è stato fatto.
Dio voleva rivelarsi come uomo fin dal principio. Il peccato ha deviato questa rivelazione sulla strada del peccato e della sofferenza, ma il desiderio di Dio di unirsi a noi in Cristo era il “Piano A” Cristo non è mai stato il “Piano B”.
Perciò, all’inizio di ogni cosa Dio per mezzo di Cristo (la Parola - Giovanni 1:1) ha creato ogni cosa quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà creando così un mondo perfetto in tutti i suoi aspetti e per vivere in relazione d’amore con l’uomo (il suo capolavoro, l’unico creato a sua immagine Efesi 2:10) una relazione intima di Padre e figli in una famiglia perfetta dove regnava la pace, la gioia e il benessere assoluti.
Il peccato ha fatto perdere tutto questo, ma non ha invalidato il proposito di Dio, anzi ciò che è stato precedentemente preparato fin dalla fondazione del mondo si è manifestato in tutta la sua gloria in Cristo come Figlio dell’uomo attraverso la sua vita sulla terra e l’opera della Croce.
tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui (o per lui)– questa è la parte più profonda e significativa perché indica la meta finale dell’universo.
Le cose non sono state create solo da lui, ma hanno lui come scopo. L'universo intero tende verso Cristo; egli è il punto di convergenza di tutta la storia e del cosmo.
Il termine greco che traduce in vista di lui o per lui (eis auton) suggerisce che il creato appartiene a lui per diritto. Come un figlio è l'erede del padre, così il creato è destinato a dare gloria a Cristo e a essere sottomesso alla sua signoria.
Allora se ogni cosa è stata creata in vista di lui o per lui allora ogni essere umano trova il suo vero senso quando è orientato verso Cristo, senza questo orientamento la creazione sembra priva di una direzione.
Cristo è dunque presentato non solo come colui che ha dato inizio a tutto, ma come colui che dà significato e compimento a tutto ciò che esiste. Egli è l'Alfa e l'Omega della creazione.
Possiamo allora affermare che l'universo è stato creato per rivelare Dio attraverso Cristo?
Sicuramente sì, perché Cristo è definito "immagine del Dio invisibile" (v.15), e che tutto è stato fatto "in vista di lui" o "per lui" (v.16).
Il termine "immagine" (eikōn) non indica solo una somiglianza, ma una manifestazione. Poiché Dio è per natura invisibile e inaccessibile, la creazione ha bisogno di un "ponte" per conoscerlo. Il Figlio è colui che "spiega" o "rivela" il Padre (Giovanni 1:18). Quindi, se il mondo è creato per lui, lo è affinché attraverso di lui la gloria di Dio diventi visibile.
Come abbiamo già detto, il progetto di Cristo (l’uomo-Dio) era il modello originale, non è stato un correre ai ripari dopo la caduta. Tutto il cosmo è stato progettato come un ambiente destinato a ospitare la rivelazione di Dio nella carne. La creazione serve a manifestare le perfezioni di Cristo: la sua sapienza nella progettazione delle leggi fisiche e il suo amore nell'opera della redenzione.
Lo scopo finale della creazione non è solo esistere, ma essere ricentrata in Cristo (come dice anche Efesini 1:10), rendendo l'intero universo una lode vivente alla gloria di Dio rivelata nel Figlio.
Perciò dire che tutto è creato per rivelare Dio come Cristo significa affermare che Cristo non è un "piano B" della storia, ma lo scopo per cui la storia è iniziata. Il cosmo è il teatro in cui Dio ha scelto di mostrare se stesso veramente, e lo ha fatto "in vista" della persona di Gesù.
Il primo pensiero che sorge spontaneo è: 'Ma allora Dio ha creato il male? Ha creato il diavolo? È stato Dio a dare origine a quei principati e a quelle potestà che biblicamente identifichiamo con le forze demoniache?'
E ancora più drammaticamente: 'Dio ha creato tutto questo sapendo già cosa avrebbero causato? Ha davvero permesso tutto questo dolore solo per manifestare Cristo?'. Sono domande che possono portare le persone a smarrirsi e a andare fuori di testa, se non vengono inquadrate nella giusta luce.
L'idea che tutto sia creato in vista di Cristo non significa necessariamente che Dio abbia "voluto" il male, ma piuttosto che la Sua risposta al male (Cristo) è il culmine della Sua rivelazione.
Dobbiamo assolutamente comprendere che affinché la creazione potesse essere davvero "per lui" (cioè capace di una relazione d'amore con Cristo), doveva essere libera.
Se Dio avesse creato esseri incapaci di sbagliare, sarebbero stati automi. Per avere una creatura capace di amare Cristo, Dio ha dovuto correre il "rischio" della libertà, che includeva la possibilità del rifiuto (il peccato).
È fondamentale comprendere che il male non è una 'creazione' di Dio, ma una distorsione del bene. Dio ha creato le 'Potenze' e le 'Dominazioni' (v. 16) come realtà originariamente buone, che solo in seguito si sono ribellate.
Dio desiderava unirsi all’umanità in Cristo fin dal principio. Il peccato ha cambiato la modalità di questa unione — rendendo necessaria la sofferenza e la Croce — ma lo scopo finale (rivelare Dio nell’Uomo-Gesù) rimane il progetto originale. La perfezione del disegno divino sta proprio in questo: nonostante la ribellione degli angeli e la caduta dell’uomo, Dio rivela Sé stesso e il Suo infinito Amore a tutta l’umanità.
Dobbiamo comprendere che quando Dio concepisce un progetto, esso rimane immutabile: nulla può arrivare a invalidarlo. Nella storia della creazione, la perfezione di Dio si è manifestata nel creare esseri liberi di scegliere, offrendo loro un ambiente — sia fisico che spirituale — in cui realizzarsi. Qualunque fosse stata la scelta umana, il Suo progetto non avrebbe fallito; anzi, si sarebbe rivelato ancora più glorioso e la Croce è il momento in cui questa gloria risplende di più, poiché la manifestazione della Sua misericordia e della Sua bontà avrebbe portato a compimento la rivelazione di Se stesso.
La parte finale di Colossesi 1:16 punta al v. 20, dove si dice che Dio ha voluto "riconciliare a sé tutte le cose... per mezzo del sangue della sua croce".
Lo scopo finale (in vista di lui) include la vittoria sul male. Il male non ha l'ultima parola; serve come sfondo oscuro su cui la luce di Cristo brilla in modo più folgorante.
Dio non ha creato il male per manifestarsi, ma ha creato il mondo in vista di Cristo sapendo che, anche davanti alla tragedia del peccato, la vittoria di Cristo sarebbe stata la rivelazione definitiva e suprema del Suo amore infinito.
Un Dio che non avesse dato la libertà di scelta sarebbe stato un "padrone", non un "Padre". Se tutto è creato "in vista di Cristo", e Cristo è l'amore che si dona, allora la creazione doveva essere capace di rispondere liberamente a quell'amore.
Senza la possibilità di dire "no" (il peccato), il "sì" della creatura non avrebbe avuto alcun valore. La sofferenza, quindi, non è un fine voluto da Dio, ma il prezzo della dignità che Egli ha dato all'uomo creandolo libero.
Ancora, il termine "in vista di lui" implica che il fine ultimo della creazione è la partecipazione alla vita divina.
In Cristo, Dio non voleva solo "rivelarsi" come un concetto, ma voleva che la creazione entrasse nella sua stessa gioia.
San Tommaso d'Aquino e altri grandi pensatori hanno spesso sottolineato che Dio ha creato il mondo non per "ottenere" qualcosa (essendo Egli già perfetto), ma per diffondere la sua bontà. La gioia della creatura è la gloria di Dio.
Poiché Dio è buono, Egli non resta indifferente alla sofferenza causata dal cattivo uso della libertà.
Il versetto 16 dice che tutto è fatto per mezzo di Lui, ma dobbiamo anche ricordare che lo stesso Cristo si è "svuotato" (Filippesi 2) per entrare in quella sofferenza.
Dio non osserva il dolore dall'alto; in Cristo, lo vive dall'interno per liberarci. Questo è l'atto di assoluto amore finale: non solo darci la libertà, ma venire a salvarci quando quella libertà ci fa del male.
"Egli è prima di tutte le cose" (v. 17a)
Qui Paolo ribadisce la preesistenza di Cristo. Prima che esistesse il tempo, il dolore o la materia, Egli era già lì. Per chi soffre, questo è un conforto: Cristo non è sorpreso dalla storia umana; Egli la precede e la sovrasta.
"Tutte le cose sussistono in lui" (v. 17b)
Questa è una delle frasi più potenti di tutto il Nuovo Testamento. Il termine greco synestēken significa letteralmente "tenere insieme", "coesistere", "mantenere in ordine".
L'Universo non è abbandonato a se stesso: Cristo non è come un orologiaio che ha caricato l'orologio (il mondo) e poi se n'è andato. Al contrario, Egli è l'energia continua che impedisce al cosmo di ripiombare nel caos o nel nulla.
Quando senti che la tua vita "cade a pezzi", questo versetto dice che, a un livello più profondo, Cristo la sta tenendo unita. Se Egli smettesse di pensare al mondo anche per un solo istante, tutto cesserebbe di esistere. La tua esistenza è sostenuta attivamente dal Suo amore in questo preciso secondo.
Passando dal cosmo alla comunità delle persone, Paolo afferma: 'Egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa' (v. 18a). Proprio come il cervello dirige il corpo e ne anima ogni funzione, così Cristo dirige noi. Tutti coloro che sono 'nati di nuovo' diventano membra vive di quel corpo e, attraverso di esso, Cristo continua a manifestare Se stesso al mondo.
È affascinante notare come il cerchio esistenziale si stia chiudendo: il progetto è iniziato con Dio che crea ogni cosa per mezzo di Cristo e in vista di Lui; poi, dopo la Sua manifestazione fisica, la morte in croce e il ritorno al Padre, Cristo rimane sulla terra vivendo nello spirito dei credenti.
Oggi, la Chiesa — che è il Suo corpo mistico — è chiamata a portare a compimento il progetto originale della creazione. Come suggerisce 1 Corinzi 15:28, ci stiamo muovendo verso il traguardo finale: 'Quando ogni cosa gli sarà sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti'. Il cerchio si chiude dove tutto era iniziato: nella pienezza dell'unità con Dio.
Passiamo ai versetti 19 e 20: 'perché è piaciuto al Padre di far abitare in lui tutta la pienezza, e, avendo fatta la pace per mezzo del sangue della sua croce, di riconciliare a sé, per mezzo di lui, tutte le cose'.
Perché Paolo parla di 'Pienezza'? Perché Dio ha voluto che in Cristo risiedesse la totalità delle Sue risorse, del Suo essere e della Sua potenza. Questa pienezza non è un titolo onorifico, ma una necessità operativa: solo Cristo era all’altezza di portare a compimento il progetto originale di Dio in qualunque circostanza.
Egli è la risposta positiva di Dio a ogni scenario possibile: se l'umanità fosse rimasta nella luce, Egli sarebbe stato il coronamento della sua gioia; ora che l'umanità è caduta nelle tenebre, Egli è Colui che, attraverso il sangue della Sua croce, ha la forza sufficiente per riconciliare a Sé l'intero universo. Nulla è troppo lontano, troppo rotto o troppo sporco per non essere raggiunto e sanato da questa Pienezza.
Il versetto 20 di Colossesi 1 è il culmine di tutto l'inno dice:"...e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, dopo aver fatto la pace mediante il sangue della sua croce."
È Dio che agisce per riconciliare. Nonostante l'umanità abbia usato la propria libertà per allontanarsi, Dio non aspetta che noi facciamo il primo passo (che non saremmo in grado di fare). Egli "ricostruisce il ponte" che il peccato aveva abbattuto. La croce è il luogo dove Dio paga il prezzo della libertà che ci ha donato. È il segno che Lui ci ama così tanto da preferire soffrire Lui stesso piuttosto che toglierci la dignità di essere liberi.
Una preghiera:
Signore Gesù,Ti ringrazio perché non sono un caso del destino, ma sono stato voluto e pensato "in vista di Te". Ti lodo perché oggi la mia vita non è sospesa nel vuoto, ma "sussiste" nelle Tue mani, tenuta insieme dalla Tua forza. Grazie per il dono della libertà, e grazie perché, anche quando quella libertà mi ferisce, Tu hai scelto la Croce per portarmi la pace. Aiutami a vedere ogni cosa con i Tuoi occhi, e a camminare con fiducia verso quel giorno in cui la Tua gioia sarà totale in tutti noi. Amen.
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