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CON CHI TI IDENTIFICHI? Dai neuroni specchio alla nuova nascita


Dimmi con chi ti identifichi e ti dirò chi vorresti essere. Spesso crediamo che la nostra identità sia un blocco di marmo scolpito e immutabile, ma la verità è che siamo tutti un mosaico fatto di pezzi altrui. Ci identifichiamo per colmare vuoti, per trovare protezione o per sentirci parte di una tribù. 

Dalle magliette dei calciatori indossate come armature, fino ai profili social che imitiamo inconsciamente, l'identificazione è il ponte che il nostro cervello lancia verso l'esterno per non affogare nell'isolamento. Non è una rinuncia a noi stessi, ma un modo per espanderci: prendiamo in prestito la forza di un eroe, il carisma di un leader o il dolore di una vittima per capire dove finiamo noi e dove inizia il resto del mondo. In questo gioco di specchi, la domanda vera non è solo ‘con chi’ ti identifichi, ma ‘perché’ il tuo io ha scelto proprio quel riflesso per raccontare la sua storia.

Una "rete Wi-Fi" nel cervello

Questo "copia e incolla" emotivo non è un’illusione o un segno di debolezza: è biologia pura. Il segreto sta nei neuroni specchio, una sorta di rete Wi-Fi biologica che ci connette agli altri. Quando osserviamo qualcuno compiere un’azione o provare un’emozione, il nostro cervello non si limita a guardare: simula. Se vedi il tuo attore preferito piangere sullo schermo, i tuoi neuroni si accendono come se quelle lacrime fossero le tue.

Scientificamente parlando, in quel momento la barriera tra il "tu" e l' "altro" crolla. L'identificazione è un corto circuito neurale che ci permette di vivere mille vite in una, prendendo in prestito i battiti cardiaci altrui per dare ritmo ai nostri. Non stiamo solo imitando; stiamo letteralmente sperimentando la realtà attraverso un altro sistema nervoso.

Il progetto originale: identità e caduta

Esiste una spiegazione profonda a tutto questo, indagata dalla neurobiologia e dalla psicologia, che ci rivela una verità spirituale: siamo stati creati da Dio proprio in questo modo. Fin dal principio, questa facoltà fa parte della nostra natura per un motivo preciso.

Quando Dio creò Adamo ed Eva, aveva preparato ogni dettaglio per accoglierli: tutto era perfetto, bello e funzionale. Li pose nel giardino affinché ne godessero e ne diventassero i sovrani (Genesi 1:28). La vita dei nostri progenitori era piena e completa in ogni aspetto: fisico, psicologico e spirituale. Vivevano in perfetta armonia con il Padre, in un rapporto di amore totale. La loro identità era specchiata in Dio.

Poi è avvenuta la caduta. Osserva bene Genesi 3:6: Eva guarda il frutto, lo vede desiderabile per diventare intelligente, ne mangia e ne dà al marito. Cosa è successo in quel momento? Eva ha cambiato il suo oggetto di identificazione. Ha smesso di identificarsi nelle parole di Dio — che le garantivano vita e autorità — e si è identificata negli effetti che ‘credeva’ quel frutto avrebbe avuto su di lei. Ha scelto un riflesso distorto invece della Verità.

In chi ti specchi?

Nulla è cambiato da allora: è nella nostra natura identificarci in qualcuno. Questa facoltà, se usata bene, è lo strumento più potente che abbiamo per costruirci, migliorarci ed eccellere. Tutto dipende dal modello che scegliamo. Ma ora voglio fare un passo ulteriore e parlare direttamente a te, che sei un figlio di Dio nato di nuovo. Se è vero che non tutti leggono la Bibbia, è altrettanto vero che per chi ha incontrato Cristo, la Parola non è solo un libro, ma uno specchio vivo. Quindi la domanda diventa cruciale: Quando apri quelle pagine, con chi ti identifichi?

1. Gesù (Il Modello Originale)

È l'unico che vive già nella pienezza della natura divina manifestata in un corpo umano. È il punto di riferimento assoluto per chi è nato di nuovo.

2. I Discepoli (L'Identificazione nel "Fare")

Loro sono in una fase di transizione. Seguono Gesù, imparano da Lui, operano con la Sua autorità, ma non sono ancora nati di nuovo (lo Spirito Santo è con loro, ma non ancora in loro). Identificarsi con i discepoli dei Vangeli significa identificarsi con qualcuno che sta ancora cercando di capire, che spesso dubita e che agisce "per delega" piuttosto che per "natura interna".

3. Il Popolo e i Religiosi (L'Identificazione nel "Bisogno")

Questa categoria comprende chi cerca Gesù solo per un miracolo (il bisogno fisico) o chi lo osserva con occhio critico e legale (i religiosi). Qui l'identificazione è esterna: vedo Gesù come un guaritore o un maestro, ma non c'è ancora nessuna unione spirituale.

Spesso ci identifichiamo con il popolo o i discepoli in base alle nostre necessità. Se sei malato, ti identifichi con chi è stato guarito, cercando di ricalcare la sua fede per ottenere lo stesso risultato. Se hai un caro che soffre, ti identifichi con i discepoli nel loro mandato di portare sollievo, sperando di veder operare la stessa potenza.

L'opzione più audace: Identificarsi con Gesù

L'opzione più calzante per un figlio di Dio è identificarsi con Gesù stesso. Se siamo nati di nuovo possiamo davvero identificarci con Gesù? la risposta è un sonoro Sì! E la Scrittura lo conferma.

Gesù, nella sua vita terrena, era perfettamente uomo; aveva spogliato se stesso dei suoi attributi divini (Filippesi 2:6-8) per insegnarci come si vive da figli di Dio. Lui era l'unico nato dallo Spirito, battezzato nello Spirito e in comunione diretta con il Padre.

I discepoli, in quel momento, non erano ancora nati di nuovo e non avevano lo Spirito ‘in’ loro (Giovanni 14:17). Il popolo, invece, non conosceva né il Padre né il Figlio.

Oggi, grazie al sacrificio di Cristo e alla nuova nascita, la nostra condizione spirituale è quella di Gesù uomo: siamo figli, siamo sigillati dallo Spirito, abbiamo accesso al Padre.

Ecco la chiave: Gesù è venuto per compiere l'opera salvifica della croce — che è unica, esclusiva e non imitabile — ma è venuto anche per mostrarci, in modo pratico, come vive un figlio di Dio sulla terra. Se i nostri neuroni specchio sono fatti per connettersi a un modello, allora il modello non è più il malato che spera o il discepolo che dubita. Il modello è Lui. La sua vita terrena può, e deve, diventare la nostra.

La prova nelle Scritture: Progettati per essere come Lui

Ora vediamo come la Scrittura supporta questa verità profonda. Gesù stesso ha affermato che ogni discepolo ben addestrato sarà come il suo maestro (Luca 6:40). Ma in che modo veniamo addestrati?

La chiave è in Romani 12:2: "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente". Questo rinnovamento non è uno sforzo intellettuale, ma un processo che avviene tramite la Parola di Dio. Essa ci conduce a una trasformazione interiore e alla scoperta della nostra vera identità in Cristo, mettendoci in condizione di praticarla.

In 2 Corinzi 3:18 leggiamo che, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati nella sua stessa immagine. Il proposito finale di Dio è esattamente questo: che diventiamo simili a Lui. Gesù lo ha dichiarato con forza: Lui è la luce del mondo (Giovanni 8:12), ma ha detto anche a noi: "Voi siete la luce del mondo" (Matteo 5:14). Se Lui è il Maestro, noi siamo chiamati a riflettere la sua stessa natura.

Il mandato: Stessa missione, stessa potenza

Gesù non ci ha lasciati come semplici spettatori. In Giovanni 20:21 dice: "Come il Padre ha mandato me, così io mando voi". Il Padre lo ha mandato per manifestare il Regno di Dio, e noi oggi siamo chiamati a fare lo stesso. Anzi, Gesù va ancora più nello specifico con una promessa che toglie il fiato: "Chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi" (Giovanni 14:12).

Ma attenzione: possiamo farlo soltanto se ci identifichiamo con Cristo. L’apostolo Paolo, anni dopo, ha martellato su questo concetto. Ci ha spiegato che siamo stati predestinati a essere "conformi all'immagine del Figlio suo" (Romani 8:29) e ci esorta ripetutamente a rivestirci del Signore Gesù Cristo (Romani 13:14), dell'uomo nuovo creato a immagine di Dio (Efesini 4:24; Colossesi 3:10).

Come un tifoso, ma con una marcia in più

Tutti questi passi ci parlano di identificazione. Rivestirsi del Signore è l'atto pratico di identificarsi con Lui. È un po' come il tifoso che indossa la maglia della sua squadra del cuore: ne porta i colori, la divisa e, quando i giocatori segnano, grida con convinzione: "Abbiamo vinto!".

Eppure, quel tifoso non è sceso in campo, non ha corso, non ha sudato; ha solo guardato la partita. Ma si sente parte integrante di quella squadra. Ecco, l'identificazione spirituale funziona in modo simile ma molto più potente: noi non siamo solo spettatori sugli spalti, noi siamo chiamati a portare quell'immagine e quella vittoria nel mondo reale.

Perché abbiamo il diritto di farlo?

Perché possiamo identificarci con il Figlio di Dio senza che sia una bestemmia o un’esagerazione? Perché nel momento in cui siamo nati di nuovo, il nostro spirito è stato ricreato da Dio. In esso c’è la Sua stessa natura: siamo stati sigillati con lo Spirito Santo e il nostro spirito è diventato uno con quello di Cristo.

Come dice 1 Corinzi 6:17: "Chi si unisce al Signore è uno stesso spirito con lui".

In pratica, questa identificazione non è un pio desiderio, ma una realtà già iniziata nel nostro spirito alla nuova nascita. Ora, attraverso il rinnovamento della nostra mente, dobbiamo giungere alla piena consapevolezza di questa unità per riuscire a viverla pienamente. Solo così otterremo gli stessi risultati di Gesù in questo mondo. Perché, come scrive Giovanni con una chiarezza disarmante:

"Quale Egli è, tali siamo anche noi in questo mondo" (1 Giovanni 4:17).

Un esercizio pratico: Indossa la tua vera identità

Se l'identificazione è un meccanismo che il tuo cervello usa comunque ogni giorno, perché non iniziare a guidarlo intenzionalmente verso Cristo? Ecco come puoi "allenare" i tuoi neuroni specchio spirituali da domani mattina:

Guarda lo Specchio Giusto: Quando leggi i Vangeli, smetti di guardare Gesù come un personaggio storico irraggiungibile. Prova a dire a te stesso: "Lui è il mio originale. Quello che vedo in Lui è ciò che Dio ha depositato nel mio spirito".

Attiva la Fede: Davanti a una sfida, una malattia o un conflitto, non chiederti solo "Cosa farebbe Gesù?", ma afferma: "Poiché sono uno spirito con Lui, la Sua pace e la Sua autorità fluiscono ora attraverso di me" ricordandoti che Paolo nella lettera agli Efesini ha affermato: e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo secondo l'efficacia della forza della sua potenza, 20 che egli ha messo in atto in Cristo, risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nei luoghi celesti.(Efesini 1:19-20) In noi è attivo lo stesso potere che ha risuscitato Gesù dai morti! E ancora:

Colossesi 2:9-10 poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità. 10 E voi avete ricevuto la pienezza in lui, essendo egli il capo di ogni principato e potestà.

Grida "Abbiamo Vinto": Proprio come quel tifoso, impara a festeggiare le vittorie di Cristo come se fossero le tue. Lui ha vinto il peccato, la malattia, la paura e la morte. Indossa quella vittoria come la tua divisa quotidiana.

La sfida per te oggi è questa: smetti di identificarti con le tue debolezze, con i tuoi fallimenti passati o con ciò che gli altri dicono di te. Hai a disposizione la "divisa" più gloriosa dell'universo.

Indossala. Credici. E inizia a camminare nel mondo non come un orfano che cerca un modello, ma come un figlio che ha finalmente ritrovato il suo volto in quello del Padre. Perché ricordalo: quale Egli è, tale sei anche tu in questo mondo.

Se vuoi approfondire questo argomento puoi scrivermi.

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Chi sono

Ciao a tutti e benvenuti su Pilastri della Fede! Sono Nadia Pianalto: nella vita sono moglie, mamma e nonna, ruoli che amo e che hanno arricchito il mio percorso. Ma c'è un altro aspetto della mia vita che mi sta profondamente a cuore e che desidero condividere con voi: la mia continua crescita nel cammino di fede. Sono cresciuta nella Chiesa Cristiana e per decenni ho vissuto la mia fede con grande impegno. Ero attiva nella comunità, seguivo le pratiche tradizionali e credevo sinceramente di dare il meglio. Tutto questo ha gettato le basi per la mia spiritualità e mi ha sostenuto nel mio percorso. Tuttavia, con il tempo, ho capito che c'era qualcosa in più. Pochi anni fa ho avuto una rivelazione profonda: pur amando la Chiesa, mi mancava una relazione personale e diretta con Dio. Questa non è stata una rottura con il passato, ma piuttosto un'evoluzione. Ho scoperto che una relazione con Dio si costruisce principalmente in due modi: Conoscendolo attraverso la Sua Parola, la...

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