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Com'era dal Principio

 

Stavo leggendo la Parola quando una frase di Gesù in Matteo 19:8 mi ha colpito nel profondo: "ma da principio non era così". Poche parole, ma capaci di scuotere la mia mente e spingermi a riflettere.

Per Gesù era molto importante mantenere fermo ciò che suo Padre aveva stabilito fin dal principio. Sappiamo bene che, col passare del tempo, le circostanze, i cambiamenti culturali e di pensiero, le tradizioni umane, tendono a modificare, sostituire, e a volte persino annullare ciò che era l'intento originale. Questo è successo anche ai princìpi divini. Per questo è fondamentale tornare sempre alle radici, alla Parola, che rimane salda e immutabile.

Così, sono tornata a rileggere i primi capitoli della Genesi, il punto di partenza di ogni cosa.

Il progetto originale di Dio per l'umanità

In Genesi 1:27-28 leggiamo: "Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra»."

In queste poche righe vediamo chiaramente il proposito di Dio per l'uomo:

    • Portare la sua immagine: L'uomo è stato creato per riflettere la natura e il carattere di Dio.

    • Essere fecondo e moltiplicarsi: L'essere umano doveva espandersi, riempire la terra e portare vita.

    • Dominare sul creato: L'uomo aveva l'autorità di regnare su tutta la natura e sugli animali, gestendo la creazione per conto di Dio.

Non solo. Genesi 3:8-10 ci rivela un altro aspetto cruciale: "Poi udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il SIGNORE fra gli alberi del giardino. Dio il SIGNORE chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?» Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto»."

Da questi versetti, capiamo che l'uomo aveva una relazione costante e diretta con Dio. Camminava e parlava con Lui, un'intimità profonda che fu interrotta dalla disubbidienza. La separazione da Dio, la morte spirituale, fu la conseguenza.

Ma Dio, nel suo infinito amore e misericordia, non ha abbandonato l'uomo. Ha mandato suo Figlio Gesù come riscatto, affinché le cose potessero essere ripristinate e riportate al proposito originale. 

Torniamo al proposito iniziale di Dio e vediamo di cosa si tratta esattamente: 

    • Portare l'immagine di Dio - Questo è il punto di partenza, il più profondo. Essere creati a immagine e somiglianza di Dio non significa avere una forma fisica simile (Dio è spirito), ma riflettere il suo carattere e la sua natura. L'uomo è stato creato per essere un rappresentante di Dio sulla terra. Questo include:

      Intelligenza e creatività: La capacità di pensare, di creare e di risolvere problemi.

      Emozioni: La capacità di provare amore, gioia, dolore, e di avere relazioni significative.

      Moralità: Il senso del giusto e dello sbagliato, la coscienza.

      Spiritualità: La capacità di avere una relazione con Dio, di conoscerlo e di adorarlo.

      Portare l'immagine di Dio significava vivere una vita che mostrasse a tutto il creato chi è Dio. Era un'identità, non solo un compito.

    • Essere fecondo e moltiplicarsi - Questo punto va oltre la semplice procreazione fisica. "Essere fecondo" è un principio divino che si applica in ogni area della vita. Dio ha messo nell'uomo il potenziale per espandersi e portare vita. Questo proposito si manifesta in diverse forme:

      Moltiplicazione fisica: Riempire la terra di esseri umani che portano l'immagine di Dio.

      Moltiplicazione spirituale: Portare vita spirituale a chi non ce l'ha, condividendo la Parola e l'amore di Dio.

      Moltiplicazione della conoscenza: Espandere la comprensione e la sapienza.

      Moltiplicazione del bene: Coltivare la terra, sviluppare la scienza, l'arte e ogni altra attività che porta beneficio all'umanità.

      L'uomo non doveva essere statico, ma dinamico, un agente di espansione e di crescita in ogni sfera della vita.

    • Essere sovrano sul creato - Questo non è un invito a sfruttare o distruggere, ma a gestire e curare la creazione per conto di Dio. La parola "dominare" qui ha il significato di "regnare", "amministrare" e "custodire". L'uomo è stato messo come un sovrano ma anche come un giardiniere del creato.

      Il dominio includeva: 

      Amministrazione responsabile: Prendere decisioni sagge per il bene di tutte le creature e dell'ambiente.

      Cura e protezione: Essere guardiani della terra, non sfruttatori.

      Ordine e armonia: Portare ordine nel creato e mantenere l'equilibrio che Dio aveva stabilito.

      L'uomo doveva essere il tramite attraverso cui la benedizione di Dio si manifestava su tutta la terra, portando ordine e prosperità a ogni cosa.

      Il proposito originale di Dio per l'uomo era una triplice chiamata: essere identità (portare la sua immagine), essere agente di crescita (moltiplicarsi) e essere amministratore saggio (dominare sul creato). La caduta ha compromesso tutti questi aspetti, ma il piano di Dio in Cristo è proprio quello di ripristinarli completamente.

La disubbidienza di Adamo ha compromesso l'identità, il ruolo e la relazione dell'uomo con Dio. Ma in Cristo, tutto viene ripristinato. L'uomo nuovo, nato di nuovo in Gesù, non è solo "perdonato", ma è letteralmente ricreato per realizzare quel proposito originale che Adamo aveva perso.

Identità restaurata: Prima della caduta, l'uomo era a immagine di Dio. Dopo la salvezza, lo Spirito rinato porta di nuovo e in modo perfetto l'immagine di Dio (2 Corinzi 3:18). Non siamo più schiavi del peccato, ma figli amati, uno spirito solo con Cristo (1 Corinzi 6:17), in cui dimora la pienezza di Dio (Colossesi 2:9-10). La nostra identità è in Lui.

Ruolo restaurato: Il nostro spirito rigenerato, ora dimora dello Spirito Santo, è reso fecondo e fruttifero. Non si tratta solo di procreazione fisica, ma di moltiplicazione spirituale. Il credente è chiamato a portare vita spirituale agli altri, a moltiplicare discepoli e a diffondere il Vangelo. Non è solo un compito, ma il risultato naturale della nuova vita in noi.

Autorità restaurata: Adamo aveva il compito di dominare sul creato, ma ha perso questa autorità con la caduta. In Cristo, l'autorità ci viene restituita. Romani 5:17 ci dice che abbiamo il potere di regnare nella vita e non di subire la vita, e Luca 10:19 ci assicura che abbiamo autorità su tutta la potenza del maligno. Questa è un'autorità spirituale reale e attiva, non un concetto teorico.

Le "opere buone" preparate da Dio

Efesi 2:10 : infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo

Qui dice che non siamo stati salvati dalle opere, ma per fare opere buone. E queste opere sono state preparate da Dio "affinché le pratichiamo".

Quali sono queste opere?

Non si tratta di fare grandi azioni eroiche o di compiere gesti che ci guadagnino il favore di Dio, e non si tratta nemmeno di cercare quali sono le opere migliori da compiere. L'idea è molto più profonda. Queste "opere buone" sono l'espressione pratica del proposito originale di Dio. Non sono un "fare per essere", ma un "fare perché siamo".

Sono il modo in cui viviamo ogni giorno, manifestando il carattere e la volontà di Dio in tutte le nostre azioni. È la nostra vita quotidiana che diventa un'opera d'arte, una testimonianza del nostro essere "creati in Cristo Gesù". 

È vivere portando l'immagine di Dio: La nostra integrità, la nostra compassione, il nostro perdono riflettono il carattere di Cristo.

È essere fecondi e moltiplicarci: La nostra vita e le nostre parole portano speranza e vita agli altri, contribuendo alla crescita del Regno di Dio.

È dominare sul creato: Vivere in modo responsabile, amministrando bene le nostre risorse, il nostro tempo e i talenti per la gloria di Dio.

Questo è rivoluzionario! Non si tratta di aggiungere cose da fare alla nostra vita, ma di praticare lo scopo di Dio nel modo di Dio. La salvezza non è la fine, ma l'inizio della nostra vita come nuovi Adami, che vivono secondo il piano originale, glorificando il Creatore con ogni nostro respiro!

Da "In noi" a "Attraverso di noi": il ruolo della consapevolezza

Tutto ciò che Cristo ha compiuto per noi – la rigenerazione, la nuova identità, l'autorità – rimane un potenziale se non ne siamo consapevoli. La Fede, infatti, non è una semplice emozione o un'idea, ma una forza attiva che si manifesta quando riconosciamo la Verità e agiamo di conseguenza. Il versetto di Filemone 6 lo spiega perfettamente: la comunione della tua fede diventa efficace nel riconoscimento di tutto il bene che è in voi. Se non lo riconosci, non puoi renderlo effettivo.

Pensa a un conto in banca: il denaro è lì, è tuo, ma se non sai che esiste o non usi una carta per prelevarlo, non potrai mai usarlo. La stessa cosa vale per la nostra nuova identità in Cristo .

Come acquisire consapevolezza: la Parola e la conoscenza

La Bibbia non è solo un libro di storie, ma la mappa della nostra nuova identità in Cristo. È nella Parola che scopriamo chi siamo veramente e cosa possiamo fare grazie a Lui.

Rinnovamento della mente: Colossesi 3:10 (e vi siete rivestiti dell'uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l'ha creato) ci dice che l'uomo nuovo si rinnova nella conoscenza. Il processo di trasformazione non è magico, ma avviene mentre la nostra mente si allinea alla verità di Dio. Dobbiamo dismettere i vecchi modi di pensare (l'uomo vecchio) e rivestirci della nuova identità che la Parola ci rivela.

La via verso la Verità: 1 Timoteo 2:4 (il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della verità.) e 2 Pietro 1:3 (Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù) sottolineano l'importanza di giungere alla conoscenza della verità. La conoscenza è la porta per poter praticare tutto ciò che ci è stato messo a disposizione in Cristo. 

La nostra parte

Giosuè 1:8 (Questo libro della legge non si diparta mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte, cercando di agire secondo tutto ciò che vi è scritto, perché allora riuscirai nelle tue imprese, allora prospererai) è la sintesi perfetta del nostro ruolo. Per rendere effettivo ciò che Dio ha fatto, dobbiamo:

Non allontanare la Parola dalla bocca: Questo significa non solo leggerla, ma parlarne, dichiararla, confessarla.

Meditarla giorno e notte: Assorbirla, rifletterci, farla scendere nel profondo del nostro cuore.

Agire secondo ciò che vi è scritto: Mettere in pratica la verità che abbiamo meditato.

Solo a questo punto, ci dice il versetto, "allora riuscirai nelle tue imprese, allora prospererai". La prosperità di cui parla Giosuè non è solo economica, ma spirituale: si manifesta nel successo nel vivere il proposito di Dio, nel compiere quelle opere buone che Lui ha precedentemente preparato (Efesini 2:10).

La nostra collaborazione è un processo dinamico di scoperta, consapevolezza e azione. Scopriamo chi siamo nella Parola, diventiamo consapevoli del nostro potenziale e agiamo di conseguenza. È il nostro "Sì" continuo al "Sì" di Dio, che rende il Suo piano una realtà tangibile nella nostra vita e nel mondo.

Il ministero di Gesù non era solo un'esposizione di miracoli, ma un'incarnazione vivente del carattere di Dio. In Lui, il Padre non è più un concetto astratto, ma una persona che possiamo comprendere. Gesù ci ha mostrato, attraverso il suo esempio, come vivere una vita che riflette il proposito originale di Dio. Ha camminato, parlato e operato in un modo che ha restaurato ciò che Adamo aveva perso. I suoi insegnamenti, e in particolare le parabole, non sono favole, ma istruzioni pratiche su come vivere in questo nuovo modo.

È interessante che la prima parabola che ci presenta, il primo insegnamento pratico, è proprio la parabola del seminatore (Marco 4) in questa parabola ci sono cose davvero interessanti che ci aiutano in questa nostra riflessione. 

Gesù stesso sottolinea l'importanza di questa parabola quando dice ai discepoli: "Non comprendete questa parabola? E come comprenderete tutte le altre parabole?" (Marco 4:13). Perché è così cruciale? Perché spiega le condizioni di base che ci permettono di ricevere e far fruttificare la Parola di Dio, che è il seme. La nostra vita spirituale dipende da questo. Questa parabola ci parla di un seminatore che sparge il suo seme e dei diversi terreni che lo ricevono, con le diverse risposte dei terreni. Al v.5 dice:  Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non c'era molta terra e subito spuntò, perché non c'era un terreno profondo. E quando Gesù spiega questo terreno dice: v.16-17  Parimenti quelli che ricevono il seme su un suolo roccioso sono coloro che, quando hanno udita la parola, subito la ricevono con gioia; 17 ma non hanno in sé radice e sono di corta durata; e, quando sopravviene la tribolazione o la persecuzione a causa della parola, sono subito scandalizzati.

Tutti i terreni ci danno importanti istruzioni, ma a mio avviso questo terreno è in qualche modo il più significativo perché ci dice che questo seme non ha radice. 

Non si tratta di un terreno ostile, ma di un terreno superficiale. La persona che lo rappresenta riceve la Parola con gioia e entusiasmo, ma non ha radici profonde.

Ora se pensiamo come funzionano le cose in natura sappiamo che una pianta per essere viva e portare frutto deve poter mettere radici profonde nel terreno, altrimenti la sua vita dura proprio poco. Se il seme è la Parola e il terreno è il nostro cuore, significa che la Parola deve essere profondamente radicata nel nostro cuore.

All’inizio abbiamo visto che Adamo ed Eva camminavano con Dio e parlavano con Lui e la loro vita era pienamente realizzata in Eden. Loro camminavano e parlavano con Lui in modo fisico, tangibile. Per noi, la Parola di Dio è la nostra "presenza tangibile" con cui camminare. La Parola di Dio non è un libro, ma la voce di Dio. È attraverso la sua Parola scritta che Dio ci parla, ci rivela Se stesso e ci guida. Questo è essenziale per noi esseri umani, che abbiamo bisogno di qualcosa di concreto a cui aggrapparci. Lo Spirito Santo, poi, rende viva quella Parola in noi, guidandoci e ricordandoci gli insegnamenti di Gesù. 

Ecco perché il comando a Giosuè 1:8 è così importante. Meditare la Parola giorno e notte e metterla in pratica è il nostro modo di camminare con Dio oggi, come Adamo camminava con Lui nell'Eden. È la nostra via per avere una relazione costante e profonda con Lui, per fare in modo che il seme della Sua Parola metta radici profonde nel nostro cuore e porti frutto in abbondanza. Non si tratta di un compito religioso, ma di un'abitudine che ci connette alla fonte della vita.

Il Salmo 1:1-3 dice: Beato l'uomo che non cammina nel consiglio degli empi, non si ferma nella via dei peccatori e non si siede in compagnia degli schernitori, 2 ma il cui diletto è nella legge dell'Eterno, e sulla sua legge medita giorno e notte. 3 Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d'acqua, che dà il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà.

In conclusione, ora che siamo nati di nuovo sappiamo che attraverso il rinnovamento della nostra mente con la Parola, noi veniamo man mano rivestiti dell’uomo nuovo che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l'ha creato (Colossesi 3:10) questa conoscenza si riferisce a chi siamo in Cristo, alla nostra nuova identità; praticando questa conoscenza camminiamo nello Spirito e adempiamo pienamente il proposito iniziale di Dio. In questo modo la nostra esistenza con uno scopo realizza pienamente il piano di Dio che ha stabilito fin dalla fondazione del mondo.

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Chi sono

Ciao a tutti e benvenuti su Pilastri della Fede! Sono Nadia Pianalto: nella vita sono moglie, mamma e nonna, ruoli che amo e che hanno arricchito il mio percorso. Ma c'è un altro aspetto della mia vita che mi sta profondamente a cuore e che desidero condividere con voi: la mia continua crescita nel cammino di fede. Sono cresciuta nella Chiesa Cristiana e per decenni ho vissuto la mia fede con grande impegno. Ero attiva nella comunità, seguivo le pratiche tradizionali e credevo sinceramente di dare il meglio. Tutto questo ha gettato le basi per la mia spiritualità e mi ha sostenuto nel mio percorso. Tuttavia, con il tempo, ho capito che c'era qualcosa in più. Pochi anni fa ho avuto una rivelazione profonda: pur amando la Chiesa, mi mancava una relazione personale e diretta con Dio. Questa non è stata una rottura con il passato, ma piuttosto un'evoluzione. Ho scoperto che una relazione con Dio si costruisce principalmente in due modi: Conoscendolo attraverso la Sua Parola, la...

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